5.2.4 Realizzazione delle carte della pericolosità relative alle tre tipologie esaminate

La realizzazione delle carte della pericolosità da frana relative alle tre tipologie coinvolte nella valutazione è avvenuta applicando, per ogni tipologia, il corrispondente modulo STAB alle zone nelle quali erano presenti i requisiti minimi per l’innesco. La porzione della carta nella quale potevano potenzialmente innescarsi fenomeni di crollo è stata suddivisa in 45 aree omogenee; per le frane di scivolamento di detrito sono state individuate 66 aree omogenee mentre per le frane di scivolamento lungo strato in roccia ne sono state individuate 18. La Tabella 20 riporta i dati relativi al calcolo della pericolosità per le varie aree omogenee mentre le 3 carte della pericolosità sono rappresentate in Figura 39, Figura 40 e Figura 41. Nelle tre carte, la pericolosità relativa è stata resa mediante una scala di colori variabili dal verde scuro (pericolosità minima) al blu scuro (pericolosità massima). Le aree bianche rappresentano aree nelle quali mancano i requisiti minimi per l’innesco: relativamente alla tipologia di fenomeno franoso esaminato devono pertanto essere considerate stabili (pericolosità nulla).

calcolo pericolosità per tipo di frana
carta pericolosità frana di crollo
carta pericolosità frana scivolamento di detrito
carta pericolosità frana scivolamento in roccia lungo strato

5.2.5 Omogeneizzazione dei dati e realizzazione della carta della pericolosità complessiva

Seguendo lo schema illustrato al punto 4.2, dopo aver realizzato le carte relative alle tre tipologie coinvolte nella valutazione si è proceduto all’omogeneizzazione dei valori di pericolosità, presupposto indispensabile per ottenere la carta della pericolosità complessiva. Per realizzare l’omogeneizzazione è stato utilizzato il modulo HOMOPROP, il cui principio di funzionamento è illustrato in dettaglio al punto 4.4.2. La Tabella 21 mostra, per le tre tipologie di frana coinvolte nell’analisi, il passaggio dai valori di pericolosità calcolati utilizzando i moduli STAB ai valori omogeneizzati. La Figura 42 mostra come si sono trasformate le tre carte della pericolosità dopo il processo di omogeneizzazione.

omogeinizzazione valori di pericolosità per tipo di frana
carta pericolosità per tipo di frana dopo omogeinizzazione

La carta della pericolosità da frana complessiva (Figura 43) è stata ottenuta sovrapponendo le tre carte omogeneizzate ed eseguendo una somma fra i valori di pericolosità delle varie aree omogenee (punto 4.3.5)

carta pericolosità di frana complessiva area pratignano

5.2.6 Considerazioni sull'applicazione del metodo modulare all'area del lago Pratignano

Carta della pericolosità da frana di crollo

Dall’analisi della Figura 39 emerge che le scarpate nelle quali il pericolo di crollo è più elevato sono individuate al fronte della paleofrana che ha generato il trench che ora ospita il lago Pratignano (a W del lago): le scarpate al fronte del blocco scivolato, per via del movimento, hanno infatti subito un netto peggioramento delle caratteristiche geomeccaniche. Scarpate caratterizzate da pericolo elevato sono individuate anche lungo il corso del torrente Ospitale: l’agente destabilizzante è in questo caso da ricercarsi nell’azione di erosione al piede operata dal corso d’acqua. Per le restanti scarpate il pericolo da frana è generalmente più basso.
Nella carta del pericolo da frana di crollo sono state evidenziate anche le aree di potenziale accumulo. Per queste aree, rappresentate in Figura 39 con un tratteggio, la pericolosità è stata attribuita uguale alla pericolosità della scarpata sovrastante (punto 5.2.3).

Carta della pericolosità da frana di scivolamento di detrito

Dall’analisi della Figura 40 emerge che gli accumuli detritici caratterizzati da pericolo di frana più elevato sono individuati lungo il corso del torrente Ospitale. In questo caso, gli agenti destabilizzanti sono da ricercarsi nell’azione di erosione al piede operata dal corso d’acqua e nella presenza, a monte, di scarpate attive che alimentano le falde ostacolando il raggiungimento di una condizione di equilibrio. Altre aree detritiche con elevato pericolo sono individuabili a NW del lago Pratignano. In questo caso l’instabilità è determinata prevalentemente dall’elevata inclinazione dei versanti e dalla presenza di fenomeni franosi attivi. La zona all’estremo N della carta, ad W di Piana della Farnia, presenta valori di pericolosità medio alta. Per quest’area le condizioni generali sono abbastanza simili alle condizioni dell’area a NW del lago Pratignano con la differenza che in questo caso mancano fenomeni franosi attivi. Rispetto all’area a NW del Pratignano infatti, la pericolosità si mantiene mediamente su valori più bassi. L’area a W e SW del lago Pratignano è caratterizzata da una bassa pericolosità da frana: la modesta inclinazione dei versanti e l’assenza di fenomeni erosivi particolarmente pronunciati determinano condizioni di buona stabilità relativa. Ad W di questa fascia a bassa pericolosità sono presenti due aree a pericolosità alta. Si tratta di due accumuli per crollo derivanti dal distacco di blocchi dalle scarpate al fronte della frana del Pratignano: l’elevata pericolosità è dovuta sia all’elevata inclinazione del versante che alla presenza della scarpata in attività che, alimentando continuamente il deposito, ne ostacola il raggiungimento di una condizione di equilibrio. L’area a NW di Cingio del Bure e di Le Piagge è caratterizzata da una pericolosità che oscilla da valori alti a valori medio bassi. L’alternanza di zone di prato e zone di bosco, l’inclinazione variabile dei versanti, la presenza di rii e fossi di ruscellamento e la genesi non omogenea dei depositi non consente di catalogare quest’area in una precisa fascia di pericolosità: la pericolosità è variabile da versante a versante ed è determinata dalle caratteristiche locali.

Carta della pericolosità da frana di scivolamento in roccia lungo strato

Le aree nelle quali sussistono le condizioni minime per l’innesco di frane in roccia per scivolamento lungo strato sono concentrate nella porzione meridionale della zona studiata (Figura 41). Il pericolo è variabile nelle 18 aree omogenee ed è condizionato dalle caratteristiche specifiche di ogni singola area.

Le carte omogeneizzate

Nella presente applicazione, la realizzazione delle carte della pericolosità omogeneizzate è avvenuta utilizzando il modulo HOMOPROP: questo modulo prevede che la trasformazione avvenga moltiplicando il valore di pericolosità di ogni area omogenea per un coefficiente, denominato “fattore di omogeneizzazione” (punto 4.4.2) . Il fattore di omogeneizzazione, che si ricava dal rapporto fra l’area complessiva rilevata in frana e la sommatoria dei prodotti ottenuti moltiplicando il valore di superficie di ogni area omogenea per il corrispondente valore di pericolosità (Tabella 21), determina quindi il peso che assume la tipologia considerata nei confronti della pericolosità da frana complessiva. La Tabella 22 mostra come variano i valori massimi e minimi di pericolosità per le tre tipologie di fenomeno franoso coinvolte nell’analisi, prima e dopo il processo di omogeneizzazione. Dalla tabella si può vedere che maggiore è il valore del fattore di omogeneizzazione, più alta è la fascia di pericolosità in cui si colloca la tipologia considerata. Osservando la tabella si può infatti constatare che tutti i fenomeni di crollo esaminati hanno una pericolosità che oscilla da un massimo di 0.55 ad un minimo di 0.24, le frane per scivolamento di detrito sono comprese nella fascia di pericolosità 0.21-0.029, mentre le frane per scivolamento lungo strato sono comprese nella fascia 0.033-0.017.

Esaminando un caso specifico, il valore di pericolosità dell’area 8 (peric.=46.7) della carta relativa agli scivolamenti lungo strato, dopo il processo di omogeneizzazione è divenuto quasi uguale al valore di pericolosità dell’area 47 (peric.=8.8) della carta relativa alle frane di scivolamento di detrito (0.033 per la prima e 0.029 per la seconda). La ragione di questo deriva dal fatto che, sebbene l’area 8 risultasse nella carta della pericolosità relativa agli scivolamenti lungo strato l’area più a rischio, la percentuale di area in frana come scivolamento lungo strato è risultata molto bassa in rapporto alla percentuale di area franata come scivolamento di detrito. Questo significa che l’area interessata da frane di scivolamento lungo strato è bassa in rapporto all’area nella quale questa tipologia può potenzialmente innescarsi. Pertanto, se le condizioni generali rimangono immutate, le probabilità che si inneschi un fenomeno di scivolamento lungo strato sono basse se confrontate con le probabilità che si inneschi una frana per scivolamento di detrito. Volendo operare un confronto fra la carte della pericolosità da frana per scivolamento lungo strato e la carta della pericolosità per scivolamento di detrito, sarà quindi necessario comprimere i valori di pericolosità della prima ed espandere i valori di pericolosità della seconda. Questo processo di espansione-compressione delle scale di pericolosità, numericamente realizzato moltiplicando i valori di pericolosità per il fattore di omogeneizzazione, può portare quindi a far si che il valore di pericolosità più basso di una carta risulti, dopo l’operazione di omogeneizzazione, simile al valore di pericolosità più alto di un’altra carta. La Figura 44 mostra graficamente come si sono modificate le scale della pericolosità relative alle 3 tipologie di fenomeni franosi coinvolti nella valutazione dopo l’operazione di omogeneizzazione: tutti i fenomeni di crollo ricadono all’interno della fascia blu (pericolosità relativa medio-alta), i fenomeni di scivolamento di detrito ricadono quasi per intero all’interno della fascia verde (pericolosità relativa medio-bassa) mentre i fenomeni di frana per scivolamento lungo strato ricadono nelle prime due fasce verdi (pericolosità relativa bassa o molto bassa). La Figura 42, che mostra come si sono trasformate le tre carte della pericolosità dopo il processo di omogeneizzazione, evidenzia quanto appena esposto.

pericolosità minima e massima pre- e post-omogeinizzazione
variazione scale di pericolosità pre- e post-omogeinizzazione

Carte della pericolosità complessiva

Dall’esame della Figura 43 si può vedere che le aree che registrano il pericolo maggiore sono le scarpate (blu scuro) sul fronte della frana del Pratignano: queste erano le aree che, nella carta della pericolosità da frana di crollo, erano state considerate più a rischio. L’area a SE di Monticello e le scarpate di erosione fluviale sull’Ospitale, considerate anch’esse zone a pericolosità medio alta nella carta relativa ai crolli, sono risultate a pericolosità medio alta anche nell’elaborato finale. Nella fascia compresa fra il lago Pratignano e il crinale fino a Le Piagge, coesistono sia frane di detrito che frane di scivolamento in roccia. Non ostante che in buona parte di quest’area la pericolosità si ottenga per somma fra i valori di pericolosità relativi alle due tipologie considerate, mediamente le tonalità di colore nella carta della pericolosità finale si mantengono sul verde chiaro-verde scuro. La ragione di questo diviene evidente osservando la Figura 42: dopo il processo di omogeneizzazione tutta questa fascia è scesa a pericolosità bassa sia rispetto alle frane di detrito che rispetto alle frane di scivolamento in roccia. Pertanto, anche effettuando una somma, la pericolosità complessiva si mantiene sempre su valori bassi. L’area a NW del Pratignano, ad alta pericolosità nella carta del pericolo da frana di detrito, è scesa a pericolosità medio-bassa nella carta finale. In questa zona l’area azzurra (a S dei due fenomeni franosi attivi) deriva dalla sovrapposizione di due aree che sia nella carta della pericolosità per frana da scivolamento che nella carta della pericolosità da frana di detrito erano catalogate ad alta pericolosità. Le aree di massima pericolosità sono individuate alla base delle scarpate ad O del Pratignano: in queste aree infatti, al pericolo di crollo dalle pareti sovrastanti si somma il pericolo di rimobilizzazione della falda detritica (frane di detrito). Queste aree pertanto sono più a rischio delle scarpate sovrastanti in quanto sono potenzialmente interessate da due tipologie di fenomeni franosi. Le aree bianche sono aree nelle quali mancano i presupposti per l’innesco di tutte e tre le tipologie di fenomeni franosi considerati: sono quindi da considerarsi stabili, nei limiti degli errori del metodo.

Prime considerazioni sul metodo

La prima sperimentazione del metodo modulare all’area del lago Pratignano ha messo in evidenza che il modulo STAB utilizzato per realizzare la carta della pericolosità rispetto alle frane di crollo non consentiva di tenere in sufficiente considerazione l’influenza del parametro “altezza della scarpata”, determinante per definire la pericolosità rispetto a questa tipologia di fenomeno franoso. La ragione di questo risiede nel fatto che il metodo dal quale è stata derivata la formula inserita nel modulo STAB (metodo di Hudson, vedi punto 2.2.3) sfrutta la tecnica della somma pesata. Usando questo metodo, l’unica soluzione per aumentare l’importanza del parametro “altezza della scarpata” risulta quella di aumentarne il peso. Però questa operazione è fattibile sono in misura molto modesta, a meno di forzare i risultati della matrice di interazione e snaturare il procedimento di calcolo dei pesi che è alla base del metodo di Hudson. Per ovviare a questo inconveniente, nella seconda applicazione del metodo modulare avvenuta nell’area del torrente Fellicarolo, è stato elaborato un nuovo modulo STAB derivato dal metodo di Stevenson (1977). In questo metodo, la formula per determinare la pericolosità prevede la moltiplicazione fra serie di parametri che vengono fra di loro sommati (punto 2.2.4): il parametro “altezza della scarpata” può quindi divenire un fattore moltiplicativo e quindi la sua importanza nei confronti della pericolosità da frana può essere esaltata. La prima sperimentazione del metodo ha anche messo in evidenza l’opportunità di eseguire l’operazione di somma fra le carte della pericolosità, necessaria per ottenere la carta della pericolosità complessiva, in modo automatico. Dall’intersezione delle carte della pericolosità relative alle singole tipologie di frana coinvolte nell’analisi infatti, si determinano un notevole numero di aree e pertanto l’esecuzione manuale delle somme risulta lunga e laboriosa. Nella seconda area di sperimentazione questa fase di calcolo è avvenuta in modo automatico usando il programma Coral Photo Paint che, mediante una opportuna ricetta (Casarelli, 1998), è stato trasformato in un rudimentale GIS.