5.2 1a applicazione: carta della pericolosità da frana dell'area del Lago Pratignano

La prima sperimentazione del metodo modulare è avvenuta nella vallata del torrente Ospitale. L’area di sperimentazione, di circa 7 km2, è ubicata in destra del collettore principale ed ha una forma allungata in senso N-S. Il crinale a E ha quote comprese fra 1000 e 1470 m, mentre il fondovalle ha quote comprese fra 900 e 575 m. In questa area, l’elemento naturalistico di maggior rilevanza è costituito dal Lago Pratignano (1307 m): pertanto questa prima zona di sperimentazione è stata convenzionalmente chiamata “area del Lago Pratignano”.

5.2.1 Raccolta dati

Durante questa fase sono stati eseguiti un rilevamento geologico e geomorfologico originale ed è stata effettuata una caratterizzazione geomeccanica degli ammassi rocciosi presenti nell’area utilizzando i dati di una serie di stazioni strutturali integrati con prove di laboratorio su campioni prelevati da un foro di sondaggio.

Rilevamento geologico

Il rilevamento geologico dell’area (Figura 30) è stato condotto in collaborazione con il dott. Alberto Landuzzi (ricercatore presso il DISTART, Fac. Ingegneria, Bologna) in previsione della realizzazione di un articolo incentrato sul fenomeno franoso che ha permesso la formazione dello sdoppiamento di versante all’interno del quale si trova il lago Pratignano (Bernagozzi e Landuzzi in prep.).
In campagna gli sforzi maggiori sono stati finalizzati all’individuazione e correlazione di una serie di strati guida, il cui andamento è stato successivamente interpretato mediante la realizzazione di sezioni geologiche. Complessivamente sono stati individuati 9 strati guida, cartografati in Figura 30 con linee colorate: 4 di questi, seguiti con continuità su tutta l’area, hanno permesso di suddividere la Formazione del Cervarola affiorante nell’area in 5 membri informali. Il primo livello guida (Lg1) corrisponde al limite superiore di una bancata di strati arenacei ed affiora con evidenza nella valle del Dardagna. Questo limite corrisponde al passaggio fra il CEV in facies di lobo di conoide e il CEV in facies di frangia (punto 5.1.1). Il secondo livello guida (Lg2) è un evento torbiditico di spessore decametrico ed è individuabile sia nel versante dell’Ospitale25 che nel versante del Dardagna. L’ottavo livello guida (Lg8) è un evento torbiditico di dimensioni decametriche: affiora in prossimità del lago Pratignano ed è individuabile con sicurezza per via di una cavità naturale (grotta delle Fate), che si apre all’interno della porzione arenacea dello strato26. Il nono strato guida (Lg9) è un evento torbiditico di dimensioni metriche, individuato ad una quota stratigrafica di 20 m superiore al livello guida 8. I livelli guida 3, 4, 5 e 6 non sono stati correlati con continuità su tutta l’area studiata. Sono comunque serviti a risolvere problemi locali e come ausilio alla correlazione degli strati guida principali.

carta geologica area lago pratignano

Dall’esame della carta e della sezione geologica (Figura 31) è emerso che nell’area studiata la tettonica compressiva ha prodotto deformazioni rilevanti unicamente negli intervalli basali, generando una fascia di duplex. Questa fascia, limitata stratigraficamente fra il livello guida 1 e il livello guida 2, affiora con evidenza nel versante del Dardagna. Al di sopra del livello guida 2, le uniche strutture tettoniche disgiuntive che si rinvengono sono faglie dirette di modesto rigetto: l’orientazione prevalente è N-S, con ribassamento a W. Per via delle migliori caratteristiche di esposizione, queste strutture sono visibili prevalentemente nel versante del Dardagna. La tettonica plicativa nell’area ha generato una blanda sinclinale con asse immergente verso N. Nel versante dell’Ospitale, l’area direttamente interessata dalla sperimentazione del metodo modulare, non sono state rilevate faglie di rigetto superiore a qualche metro. La stratificazione è prevalentemente a reggipoggio e le uniche aree a franapoggio, nelle quali sono anche individuabili superfici strutturali, sono limitate alla fascia compresa fra l’asse del trench che ospita il lago Pratignano e il crinale.

sezione geologica area lago pratignano

Rilevamento geomorfologico

Per l’applicazione del metodo modulare, il primo aspetto che è necessario risolvere è la definizione delle tipologie di fenomeno franoso da includere nella valutazione. Per questa ragione, nell’eseguire l’analisi geomorfologica è stata posta l’attenzione soprattutto alla determinazione della geometria e della tipologia dei corpi di frana presenti nell’area. Altri aspetti geomorfologici di interesse non immediato ai fini della valutazione della pericolosità da frana sono stati trascurati in quanto non determinanti ai fini dello studio. La carta che è risultata da quest’analisi quindi, più che una carta geomorfologica la si può classificare come carta della franosità con elementi geomorfologici (Figura 32).

carta della franosità lago pratignano

Nell’area del lago Pratignano le forme del rilievo sono state modellate principalmente ad opera della gravità e delle acque correnti. Le forme dovute alla tettonica rivestono un’importanza secondaria, mentre qualche forma attribuita a fenomeni glaciali o nivali è stata ipotizzata alle quote più alte, ma non è stata riconosciuta con sicurezza.
Le acque correnti hanno generato principalmente forme erosive, rappresentate da scarpate fluviali distribuite in prevalenza lungo il corso del torrente Ospitale. Quasi tutte le scarpate cartografate, di altezza variabile da qualche metro alle decine di metri, sono state considerate attive. Qualche scarpata fluviale non attiva è stata individuata a S di “La Sega”. Le forme di accumulo sono rappresentate da depositi alluvionali e conoidi. I depositi alluvionali, di modesta estensione e ridotto spessore, si trovano distribuiti lungo il corso dell’Ospitale: la granulometria dei depositi è nell’ordine del centimetro o della decina di cm, sono da considerarsi tutti in evoluzione e non sono individuabili ordini di terrazzi. I conoidi, ubicati prevalentemente alla base dei fossi di ruscellamento che drenano i versanti della vallata, sono di origine mista. Per via dell’elevata inclinazione dei versanti in destra dell’Ospitale infatti, parte di questi accumuli sono da imputarsi alla gravità. Le forme di erosione dovute alla gravità sono rappresentate da scarpate di degradazione o di frana. Fra queste forme quelle di maggior rilievo sono ubicate a O del lago Pratignano, raggiungono quasi i 100 m di altezza e sono in gran parte attive. Scarpate di altezza decametrica sono individuate a SE di “La Sega” e a W di “Le Piagge”. Le forme di accumulo sono rappresentate da detriti di versante, a volte organizzati in falde di detrito. A valle delle scarpate di degradazione ubicate a O del lago Pratignano sono presenti falde detritiche che si trovano in condizioni di equilibrio nonostante l’elevata inclinazione del versante e nonostante siano in alcuni punti incise profondamente da fossi di ruscellamento. Queste falde sono state interpretate come falde parzialmente cementate accumulatesi in seguito agli spostamenti subiti dalla frana del lago Pratignano.
Altre forme di deposito dovute alla gravità sono rappresentate da accumuli di frana. Nell’area sono state individuate 3 tipologie di fenomeni franosi: frane di scivolamento di detrito, frane di crollo e frane di scivolamento in roccia lungo superficie di strato. Da un punto di vista areale gli accumuli maggiori sono stati prodotti dalle frane che interessano i detriti di versante (3.7*105 m2), mentre gli accumuli per crollo e per scivolamento lungo superficie di strato occupano rispettivamente 3.0*105 m2 e 3,8*104 m2 di superficie. I fenomeni franosi attivi nell’area sono in numero limitato. La frana di Caselle, innescatasi nel 1952 in seguito ad una scossa sismica e rimobilizzatasi l’anno successivo in seguito ad una intensa precipitazione (Pellegrini & Tosatti, 1982), è stata cartografata come non attiva in quanto non sono stati rilevati segni di movimento. Le uniche frane segnalate come attive sono frane di detrito ubicate a S di Monticello.
Nell’area è presente uno sdoppiamento di versante all’interno del quale si trova il lago Pratignano (1406 m). Questa forma morfologica, delimitata arealmente in Figura 30 e rappresentata in sezione in Figura 31, è stata studiata da Bernagozzi & Landuzzi (in prep.), che hanno ipotizzato una genesi per frana di scivolamento lungo strato. La superficie di scivolamento, indicata in sezione con una linea nera, in alcuni punti raggiunge la profondità di 100 metri e lo spostamento complessivo è variabile nei vari punti del corpo di frana oscillando da un minimo di 10 ad un massimo di 70 m. In Figura 31 lo spostamento del blocco scivolato, ricostruito mediante retrodeformazione, è stato stimato in 66 m. Da un punto di vista cinematico il movimento sarebbe avvenuto per via di una serie di fratture distensive ad alto angolo individuate sul bordo E del lago che avrebbero permesso lo svincolo del blocco ad W del Pratignano (massa franata) dallo sperone a E (roccia in posto). In conseguenza di questo spostamento, l’area fra il blocco scivolato e il blocco in posto sarebbe collassata generando l’avvallamento che ora ospita il lago (meccanismo concettualmente simile a quello dell’apertura di un graben). L’età di attivazione è probabilmente postglaciale ed al momento non sono segnalate tracce di attività. Questo fenomeno franoso, per dimensioni e dinamiche, si differenzia nettamente dagli altri scivolamenti presenti nell’area: nel caso di una riattivazione (evento che pare estremamente improbabile) la velocità di spostamento sarebbe comunque molto modesta e inoltre, essendo una frana che tende a muoversi in blocco, la sua influenza diretta su eventuali opere antropiche superficiali sarebbe trascurabile. Per questa ragione è stato ritenuto di non inserire questo fenomeno nel computo dell’area in frana.
Le forme del rilievo dovute alla tettonica sono rappresentate da scarpate e superfici strutturali. Le scarpate strutturali, ubicate principalmente in corrispondenza del crinale a E del lago Pratignano, sono classificabili come orli di cuestas. L’unica superficie strutturale individuabile con sicurezza è presente in corrispondenza del versante O del M. Mancinello, 500 m a S del lago Pratignano. Le faglie, tutte comunque di modesto rigetto, non hanno originato forme morfologiche evidenti. Il rilevamento da foto aeree e i ripetuti controlli di campagna non hanno permesso di individuare sicure forme glaciali o nivali. Tuttavia, la retrodeformazione operata sul modello ipotizzato per la frana del Pratignano indica che la morfologia pre-frana doveva prevedere un pianoro sommitale notevolmente esteso analogo, per alcuni aspetti, a quello visibile attualmente. L’analisi dei dati di Losacco (1982) riferiti alla vallata dell’Ospitale, e i dati desunti da Carton et al (1992), non escludono la possibilità di sviluppo di un ghiacciaio di vetta ad una quota intorno ai 1300 m e pertanto non si può escludere che la morfologia pianeggiante che oggi caratterizza l’area del lago possa essersi formata ad opera dell’erosione glaciale.

Rilevamento strutturale

Al fine di ottenere una caratterizzazione degli ammassi rocciosi affioranti nell’area sono stati effettuati rilevamenti strutturali su 15 stazioni di misura e prove di laboratorio su 6 campioni di arenaria e 6 campioni di marna prelevati da un foro di sondaggio. Il rilevamento strutturale in campagna è stato eseguito secondo il criterio codificato da Beiniawski (1974): per ogni stazione sono stati raccolti dati di giacitura della stratificazione, spaziatura, apertura, giacitura e alterazione delle discontinuità e rapporto A/M dell’ammasso. I valori di resistenza alla compressione semplice sono stati desunti da prove di laboratorio su 12 campioni indisturbati prelevati da un sondaggio a carotaggio continuo spinto fino alla profondità di 200 m dal P.C. ed effettuato in prossimità del paese di Ospitale di Fanano.
Dai dati del rilevamento strutturale è emerso che generalmente nelle Arenarie del Cervarola è possibile individuare due set di fratture principali, perpendicolari alla stratificazione e spesso anche perpendicolari fra di loro. I risultati delle prove di laboratorio sono sintetizzati nella Tabella 15. Per ognuno dei 12 campioni esaminati è stato riportato la litologia (Arenaria o Marna), la profondità di prelievo dal piano campagna, il diametro, l’altezza, il volume e il peso del provino, il peso di volume, il carico espresso in tonnellate che ne ha provocato la rottura e il valore di coesione determinato dalla prova di rottura per compressione uniassiale. Esaminando i dati si può desumere che mediamente, in condizioni di assenza di alterazione, la resistenza alla compressione semplice delle marne (54 MPa), è solo di poco inferiore alla resistenza alla compressione semplice delle arenarie (60 MPa). In questo caso, visto l’elevato grado di alterazione superficiale sempre presente nei livelli marnosi, l’utilizzo in campagna del martello di Smith per la determinazione della resistenza della roccia intatta avrebbe probabilmente condotto a risultati errati.
Il peso specifico delle arenarie (26 KN/m3) è risultato molto simile a quello delle marne (27 KN/m3).

peso di volume coesione campioni formazione CEV

25 L’individuazione di questo strato guida nel versante dell’Ospitale avviene senza possibilità di equivoci: in corrispondenza del punto in cui la bancata arenacea di questo strato interseca la strada che collega Fanano ad Ospitale, sono stati piantati alcuni chiodi ed è stata realizzata una piccola palestra di roccia. Per via di questa caratteristica, durante i rilevamenti di campagna questo strato è stato convenzionalmente chiamato “strato palestra”.

26 La cavità è ubicata in prossimità del lago Pratignano. Volendo raggiungerla è necessario portarsi all’estremo S del lago e prendere il sentiero che scende verso il paese di Poggiol Forato. Pochi metri dopo aver superato il crinale (circa 30-50 metri di distanza dal lago), si imbocca un sentiero a che devia verso sinistra. Dopo un breve tratto nel bosco il sentiero segue una parete notevolmente esposta. La grotta è ubicata lungo questa parete, in corrispondenza di una rientranza.