6 Considerazioni conclusive

6.1 Vantaggi rispetto ai metodi precedenti

Nella maggior parte dei metodi utilizzati per la determinazione del pericolo da frana, il calcolo della pericolosità avviene applicando un’unica formula a tutta l’area di studio. Come evidenziato al paragrafo 3.2, l’utilizzo di una unica formula per determinare la pericolosità, può portare ad alcuni controsensi:

  1. Il peso che i vari parametri assumono nei confronti della pericolosità da frana è differente a seconda della tipologia di fenomeno franoso considerato: la vegetazione per esempio (Figura 16) ha un peso elevato nei confronti del pericolo da frana di scivolamento di detrito, ha un peso più basso nei confronti del pericolo da frana di scivolamento in roccia ed ha un peso quasi nullo nei confronti delle frane di crollo. Che senso ha quindi attribuire un peso ai parametri se non si riferisce questo peso ad una precisa tipologia di fenomeno franoso?
  2. Ogni tipologia di fenomeno franoso evolve seguendo un meccanismo suo proprio. I parametri che risultano condizionanti per la determinazione della pericolosità rispetto ad una determinata tipologia di fenomeno non è detto che debbano essere ritenuti condizionanti anche per la determinazione della pericolosità rispetto ad un’altra tipologia di fenomeno franoso. Inoltre non solo i parametri possono variare, ma anche la relazione che lega i parametri gli uni agli altri può cambiare, cambiando la tipologia di fenomeno alla quale ci si riferisce. Che senso ha quindi definire una formula per il calcolo della pericolosità se questa formula non la si riferisce ad specifica tipologia di fenomeno franoso?
Il metodo modulare, permettendo di calcolare la pericolosità da frana separatamente per le varie tipologie di fenomeno franoso coinvolte nella valutazione, consente di risolvere almeno in parte questi controsensi.

Al punto 3.2.3 era stato messo in evidenza che nella realizzazione di carte della pericolosità usando metodi basati sulla somma o somma pesata, non era possibile individuare aree a pericolosità nulla. Questa constatazione era stata notata in disaccordo con l’osservazione reale: se infatti da un lato è vero che in un territorio montagnoso esistono estese porzioni di territorio che potenzialmente possono essere interessate da fenomeni franosi, è anche vero che in un’area sufficientemente estesa è sempre possibile individuare zone obbiettivamente stabili, che pertanto devono essere catalogate a pericolosità nulla. Il metodo modulare consente di risolvere questo problema. Per ogni tipologia coinvolta nella valutazione infatti, prima di procedere all’analisi della pericolosità si suddivide l’area di studio in due sottoaree (punto 4.3.2): una nella quale sussistono i presupposti per l’innesco della tipologia di fenomeno franoso considerato e una nella quale i presupposti per l’innesco non sussistono. La valutazione della pericolosità da frana viene effettuata unicamente all’interno della prima area, mentre tutta la seconda area viene considerata a pericolosità nulla, relativamente alla tipologia esaminata.

Nel metodo modulare, il problema della valutazione della pericolosità da frana viene scomposto in una serie di passaggi chiaramente definiti e precisamente:

  1. individuazione delle tipologie di fenomeni franosi rispetto alle quali occorre effettuare la valutazione;
  2. per ogni tipologia individuazione delle aree nelle quali sussistono i presupposti per un potenziale franamento e delle aree da considerare obiettivamente stabili;
  3. per ogni tipologia realizzazione di una carta della pericolosità da frana;
  4. mediante un opportuno procedimento (modulo HOMO), omogeneizzazione dei dati delle carte della pericolosità ottenute al punto 3;
  5. sommando i dati delle carte omogeneizzate, realizzazione della carta della pericolosità complessiva.

La scomposizione di un problema complesso, come quello della valutazione della pericolosità da frana su un’area estesa, in una serie di passaggi, permette di avere un miglior controllo sul processo che partendo dai dati di campagna porta alla realizzazione della carta della pericolosità complessiva. Inoltre consente di intervenire in modo selettivo per correggere eventuali errori presenti nell’elaborazione. Durante la prima applicazione del metodo avvenuta nell’area del lago Pratignano, era stato notato che nella carta della pericolosità complessiva tutte le aree che potenzialmente potevano essere interessate da crolli avevano una pericolosità superiore alle aree potenzialmente interessate da altre tipologie di fenomeno franoso ed inoltre che, nell’ambito dei crolli, la differenza di pericolosità fra scarpate simili per caratteristiche geomeccaniche ma di altezza molto differente, non era sufficientemente marcata. La possibilità di intervenire selettivamente su un singolo elemento del sistema ha permesso, nella seconda applicazione, di modificare l’approccio utilizzato per la realizzazione della carta della pericolosità da frane di crollo: per realizzare la carta della pericolosità relativamente a questa tipologia di fenomeno è stato infatti elaborando un nuovo modulo STAB nel quale il parametro “altezza della scarpata” è risultato maggiormente esaltato (punto 5.3.1).

Dal punto di vista dell’architettura, nel metodo modulare è possibile individuare due parti:

  1. lo schema, che indica i documenti che devono essere realizzati per ottenere l’elaborato finale;
  2. i moduli, che vanno di volta in volta inseriti nello schema, che contengono le istruzioni per realizzare praticamente i documenti necessari per ottenere il prodotto finale.

I moduli che devono essere utilizzati sono di due tipi:

  1. moduli STAB, utilizzati per ottenere dai dati di campagna le carte della pericolosità relative alle singole tipologie coinvolte nella valutazione;
  2. moduli HOMO, utilizzati per rendere omogenei i risultati di pericolosità delle carte ottenute con i moduli STAB e permettere quindi l’operazione di somma necessaria per la realizzazione dell’elaborato finale (la carta della pericolosità da frana complessiva).

Contrariamente a quanto avviene usualmente, nel metodo modulare il procedimento (lo schema) non incorpora formule da utilizzare per ottenere gli elaborati. Queste sono contenute all’interno dei moduli che, di volta in volta, devono essere inseriti nello schema per consentire al metodo di poter operativamente funzionare. Questa caratteristica comporta una serie di vantaggi.
La possibilità di scegliere le tipologie di fenomeno franoso rispetto alle quali effettuare l’analisi consente di adattare il metodo alle esigenze dell’utente. Non sempre infatti il documento “carta della pericolosità da frana” viene richiesto per generiche finalità di pianificazione territoriale. Spesso la richiesta viene effettuata per esaminare la fattibilità di un progetto con caratteristiche precise. A seconda dello scopo per il quale viene realizzata la carta di pericolosità è possibile orientare l’indagine unicamente verso le tipologie che interessano al caso specifico ottenendo una carta della pericolosità complessiva relativa unicamente alle tipologie di fenomeni franosi considerati. Esistono infatti tipologie franose che per le loro caratteristiche si presentano pericolose per l’incolumità delle vite umane, altre che possono costituire un pericolo per le costruzioni edili, altre per la viabilità, ecc. Così ad esempio se l’elaborato viene realizzato per esaminare la fattibilità di una sentieristica pedonale, potranno essere esclusi dall’analisi i fenomeni franosi a cinematica estremamente lenta e con superficie di scivolamento profonda, mentre se l’elaborato viene realizzato ai fini di esaminare la fattibilità di un’opera sotterranea, potranno essere esclusi dall’analisi tutti i fenomeni superficiali.

Come evidenziato al punto 4.5, quando si applica il metodo per la prima volta occorre definire tutti i moduli. Visto che al termine di ogni applicazione i moduli realizzati vengono introdotti in una banca dati globale, procedendo con le successive applicazioni, sarà sempre più facile riuscire a riciclare moduli dalle applicazioni precedenti: questa possibilità di riciclaggio si traduce in un risparmio di tempo.
Se, come nel caso del modulo STAB utilizzato per la realizzazione della carta della pericolosità da frana di crollo nell’area del Pratignano, ci si accorge che un modulo lavora in modo non corretto, è possibile sostituirlo con un modulo “che funziona meglio”. Pertanto, più si procede con le applicazioni più aumenta il grado di affidabilità dei moduli contenuti nella banca dati (i moduli difettosi infatti vengono progressivamente eliminati e sostituiti da moduli funzionanti).
La struttura modulare quindi, fa si che le potenzialità del metodo crescano con l’uso.

Il metodo proposto consente non solo di ottenere una carta della pericolosità da frana complessiva, ma anche di produrre una serie di elaborati intermedi che forniscono una indicazione della pericolosità relativamente alle singole tipologie esaminate. Questa caratteristica ne può aumentare le potenzialità ai fini della pianificazione territoriale.

6.2 Punti di debolezza

Nel corso delle prime due applicazioni di questo metodo sono emersi alcuni aspetti che possono essere considerati come punti di debolezza e che sarebbe opportuno affrontare in modo più approfondito con ricerche successive.
Il processo di omogeneizzazione, che al momento è realizzabile unicamente utilizzando il modulo HOMOPROP, deve rendere comparabili le scale di pericolosità delle varie carte ottenute mediante l’applicazione dei moduli STAB. Operativamente questo passaggio viene realizzato per ogni carta moltiplicando il valore di pericolosità di ogni area omogenea per il fattore di omogeneizzazione che, per ogni tipologia esaminata, rappresenta una costante. Considerato che il fattore di omogeneizzazione agisce come fattore moltiplicativo su tutte le aree esaminate, un errore di valutazione di questo fattore può alterare in misura molto significativa il risultato finale. Mentre un errore di valutazione in un modulo STAB altera il risultato finale unicamente per le aree nelle quali è possibile l’innesco di una determinata tipologia di fenomeno franoso, un errore nella definizione del modulo di omogeneizzazione produce un errore esteso a tutta l’area della carta. L’operazione di omogeneizzazione costituisce quindi il passaggio più delicato, che quindi deve essere effettuato con il massimo dell’attenzione.
In queste prime due applicazioni, la definizione dei moduli STAB è avvenuta utilizzando metodi sviluppati per la realizzazione di generiche carte della pericolosità (Hudson, 1993; Mora & Günter, 1994; Stevenson, 1997) ed adattandoli per la realizzazione di carte della pericolosità relative a specifiche tipologie di fenomeni franosi. Questo ha implicato che molti dei limiti presenti nei metodi utilizzati divenissero anche limiti dei moduli STAB. In particolare il limite maggiore è stato individuato nella soggettività che inevitabilmente caratterizza questi metodi: sia le operazioni di attribuzione dei pesi che l’operazione di trasformazione dei valori reali in scale di punteggi avvengono fondamentalmente in modo empirico, basandosi sull’esperienza e sul buon senso. Inoltre anche la formula utilizzata per il calcolo che prevede che tutte le relazioni fra i parametri siano espresse tramite una somma pesata o tramite la moltiplicazione fra blocchi di parametri fra di loro sommati appare troppo semplicistica per una corretta valutazione della pericolosità. Queste imprecisioni nella definizione dei moduli si sono inevitabilmente tradotte in errori di valutazione che hanno contribuito a diminuire l’attendibilità del risultato finale.
Il metodo modulare diventa tanto più versatile quanto maggiore è il numero di moduli a disposizione nella banca dati. Aumentando il numero di moduli presenti nella banca dati infatti è più facile individuare quello con caratteristiche ottimali per risolvere il caso specifico. Al momento è stato codificato un solo modulo di omogeneizzazione e questo determina un limite per le possibilità di applicazione del metodo ad aree con caratteristiche spiccatamente diverse da quelle per le quali questo modulo è stato elaborato. A questo si deve aggiungere che l’elaborazione di nuovi moduli di omogeneizzazione è una operazione di non semplice soluzione. Mentre infatti per definire un modulo STAB ci si può direttamente o indirettamente avvalere delle conoscenze scientifiche accumulate nel corso degli anni nell’ambito della realizzazione di metodi per la valutazione della pericolosità da frana, la realizzazione di moduli di omogeneizzazione di muove in un campo molto più scoperto. Fin ora infatti nessun metodo necessitava di questa fase di calcolo e pertanto l’aspetto dell’omogeneizzazione non è mai stato affrontato, ne da un punto di vista pratico ne da un punto di vista teorico.

6.3 Possibilità di sviluppo

Le potenzialità del metodo modulare aumentano a mano a mano che aumenta la disponibilità di moduli. Per lo sviluppo del metodo quindi è indispensabile creare una banca dati globale che permetta a chiunque elabori un modulo di metterlo a disposizione per future elaborazioni. Al momento attuale lo strumento più idoneo a tal fine è sicuramente Internet. È in via di realizzazione un sito con indirizzo:

www.modularmethod.com

destinato a contenere la banca dati dei moduli sviluppati e a fornire aggiornamenti sullo sviluppo teorico del metodo proposto.

Da un punto di vista della ricerca al momento è possibile indicare due direzioni di potenziale sviluppo:

  1. elaborazione di nuovi moduli STAB non mediante adattamento di metodi preesistenti concepiti per la realizzazione di generiche carte della pericolosità da frana ma utilizzando dei criteri che siano fin dall’origine orientati verso una determinata tipologia di fenomeno franoso;
  2. esame in modo più approfondito del problema dell’omogeneizzazione delle carte della pericolosità, cercando soprattutto di definirne meglio gli aspetti teorici, in modo da poter affrontare questo passaggio su basi più rigorose.